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Atti belli - La Riscoperta (2009)
Quando
la luce benevola si spense. ICONA (2006)
Passage
I (?)
Passage
II (?)
Passage
III (?)
Atti belli - La Riscoperta
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VIDEO
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“Quei colori splendidi di cui si adorna la volta celeste non sono nient'altro che il modo di correlarsi tra la continuità della luce e la discontinuità della materia: possiamo dire che la valenza cromatica della luce solare è quella traccia, quella modificazione, che arreca alla luce solare il pulviscolo della terra, lo stesso fine pulviscolo della terra, e, forse, l'ancor più fine pulviscolo del cielo.”
Pavel Florenskij
Atti belli parte dalle ultime frontiere dell'astrofisica e della fisica quantistica. Da quasi un secolo le ricerche scientifiche si sono concentrate intorno al tentativo di svelare l'origine dell'universo e svelare il mistero sull'ultima essenza della luce. Nessun risultato appare risolutivo e tutte le teorie, spesso suggestive, pongono nuove affascinanti domande.
Rimane la coscienza di un profondo mistero, forse insolubile, che testimonia in ogni sua sfumatura sensazioni di una bellezza a volte sconcertanti.
Lo spettacolo racconta un viaggio immaginario, un uomo e una donna si ritrovano in un mondo primordiale dove il rapporto tra terra e cielo, tra vuoto e solitudine non è mediato. Da quell'istante inizia un percorso alla scoperta delle meraviglie della luce, dei mondi quantistici e dei misteri del tempo.
Regia: Fabrizio Galatea
Con: Carola Benedetti, Elena Bosco, Fabio Castello.
immagini: Isabela Giurgiu, Marco Fantozzi
Musica: Mario Actis
Effetti sonori: Fabio Coggiola
Riprese video: Paolo Rapalino
Spettacolo Prodotto da Stalker Teatro
Spettacolo sostenuto dal Sistema Teatro – Comune di Torino e facente parte della manifestazione International Year of Astronomy 2009
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Quando
la luce benevola si spense. ICONA
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“L’icona ha lo scopo di sollevare la
coscienza al mondo spirituale, di mostrare spettacoli
misteriosi e soprannaturali.” Pavel Florenskij
Il progetto trae spunto da un saggio del teologo e teorico
dell’arte russo Pavel Florenskij.
L’opera di Florenskij, a metà strada tra
illuminazione e ossessione religiosa, traccia un percorso
alla scoperta della tradizione legata all’icona
sacra: l’icona è vista al di là dell’atto
artistico e diviene una delle testimonianze del passaggio
tra il visibile e l’invisibile. Suggestioni che
si ritrovano, spogliate della dimensione religiosa, nella
poetica di artisti contemporanei quali Paul Klee e Lucio
Fontana.
“Tutti hanno creduto che io volessi distruggere:
ma non è vero, io ho costruito… io buco,
passa l’infinito da lì, passa la luce, non
c’è bisogno di dipingere.” Lucio
Fontana
L’evento vuole indagare i meccanismi legati ai momenti
di passaggio, alle soglie che mettono in relazione visibile
e non visibile, evocando un’idea di verticalità.
Una metafisica dell’immagine e della luce: iconostasi
e iconoclastia, maschera e sguardo.
Regia: Fabrizio Galatea
Con: Claudia Appiano, Cristina Schembari
Immagini: Fabrizio Bonaga, Elena Brogliatto, Marco Duretti
Spettacolo in collaborazione con
CIE DU SOUFFLE 14
IL BARRITO DEGLI ANGELI –
Marco Gobetti
IL MUTAMENTO ZONA CASTALIA
www.torinocontemporanea.it
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Passages I (moda)
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“I passages, recente invenzione
del lusso industriale, sono corridoi ricoperti di vetro
e dalle pareti rivestite di marmo. Sui due lati di questi
corridoi, che ricevono luce dall'alto, si succedono i
più eleganti negozi, sicché un passaggio
del genere è una città, anzi un mondo in
miniatura”
Da una guida illustrata di Parigi di fine ottocento.
Moda come parodia del cadavere variopinto…
La morte ha aperto la piazza di trasbordo tra donna e
merce, piacere e cadavere.
Poiché la moda non è mai stata nient’altro
che la parodia del cadavere screziato la provocazione
della morte attraverso la donna e un amaro dialogo sottovoce
con la putrefazione.
La morte però offre alle rive di un nuovo Lete
che fa scorrere nei passages la sua corrente d’asfalto,
lo strumentario delle puttane come trofeo.
La seguente considerazione permette di comprendere il
significato della moda come tentativo di camuffare precise
esigenze della classe dominante:
“I potenti nutrono una forte ostilità nei
riguardi dei grandi mutamenti. Vorrebbero che tutto restasse
com’è, possibilmente per mille anni. La cosa
migliore sarebbe che la luna si fermasse, che il sole
non si muovesse più! Allora a nessuno verrebbe
fame e nessuno pretenderebbe di cenare la sera. Dopo che
hanno sparato loro, il nemico non dovrebbe più
avere il diritto di sparare, vorrebbero che il loro colpo
fosse l’ultimo.”
Regia: Fabrizio Galatea
Musiche: Mario Actis
Immagini: Marco Duretti - Marco Fantozzi
Voce off: Massimo Martino
Collage e foto: Elena Brogliatto
Aiuto immagini: Fabrizio Bonaga - Daniele Gavatorta –
Agnese Vellar
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Passages (moda)
(bambole)
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“I passages, recente invenzione
del lusso industriale, sono corridoi ricoperti di vetro
e dalle pareti rivestite di marmo. Sui due lati di questi
corridoi, che ricevono luce dall'alto, si succedono i
più eleganti negozi, sicché un passaggio
del genere è una città, anzi un mondo in
miniatura”
Da una guida illustrata di Parigi di fine ottocento.
I passages costituiscono uno spazio definito in cui si
fa luce per la prima volta l'idea, di lusso, di oggetto
inutile ma indispensabile, di particolarità, eccezionalità.
Il passage è l'archetipo moderno del centro commerciale,
del lusso e del benessere per tutti, del trionfo dell'interno
borghese, luogo di oblio dove non ci si può perdere.
La bambola come appendice della cocotte. Interpretazione
psicosessuale del culto delle bambole, corpo e figure
di cera, travestimento.
L’addormentarsi è forse l’unica soglia
che ci è rimasta. Eppure, come il mondo delle figure
di sogno, anche il su e giù dell’amore e
del sesso è sospeso su una soglia.
In una boutique, in via Legendre, ci sono dei busti di
donna, senza testa e senza gambe, con dei bastoni da tenda
al posto delle braccia e una pelle di un colore assoluto.
A guardare questo torrente di mammelle, tornano alla mente
quei sotterranei del Louvre, dove lo stesso torso eternamente
ripetuto fa la gioia delle persone che lo contemplano.
Regia: Fabrizio Galatea
Musiche: Mario Actis
Immagini: Marco Duretti - Marco Fantozzi
Con: Claudia Appiano, Lucio Viglierchio
Collage e foto: Elena Brogliato
Costumi: Silvia Torresin
Trucco: Stefania Burdino
Aiuto immagini: Fabrizio Bonaga - Daniele Gavatorta –
Agnese Vellar |
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Passages III (moda)
(bambole) (specchio)
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Fonti
La ricerca sui Passages è nata dalla lettura del
saggio omonimo di Walter Benjamin. L’opera del filosofo
tedesco in realtà non fui mai terminata, ma fu
l’ultima opera a cui lavorò prima di essere
ucciso. Grazie al prezioso lavoro filologico di studiosi
francesi e tedeschi (l’opera è scritta nelle
due lingue) sono stati ordinati e strutturati i numerosi
materiali su cui Benjamin stava lavorando.
È un materiale magmatico e frammentario al tempo
stesso: considerazioni, appunti, citazioni, ripetizioni.
Si penetra in modo invasivo nel metodo stesso del filosofo.
Ed è proprio la frammentarietà ad essere
stimolante e feconda ed avvicinare l’opera ad un
sentire contemporaneo. Le illuminanti conclusioni a cui
giunge Benjamin non solo mostrano straordinarie applicazioni
alle dinamiche del nostro tempo, ma assumono un carattere
divinatorio e profetico.
Pare essere il destino dei grandi pensatori quello di
illuminare da un altro tempo la realtà in cui siamo
immersi e che esploriamo a tentoni.
Il principale assunto di Benjamin risiede nel considerare
i Passages come gli antesignani dei centri commerciali:
“La maggior parte dei passages di Parigi sorge
nei quindici anni dopo il 1822. La prima condizione del
loro sorgere è l’alta congiuntura del mercato
tessile. Essi sono i precursori dei grandi magazzini e
dei centri commerciali. I passages, inizialmente, sono
un centro del commercio di articoli di lusso. L’arte
entra al servizio dei commercianti.
Al sorgere dei passages il consumo di oggetti inutili
ma “indispensabili” si diffonde per la prima
volta nei ceti più bassi della popolazione.
Con il sorgere dei passages e dei grandi magazzini per
la prima volta nella storia i consumatori cominciano a
sentirsi massa. Cresce pertanto in modo straordinario
l’elemento circense e spettacolare del commercio.
Nel grande magazzino i clienti si sentono massa: vengono
messi a confronto con le merci in deposito, con un unico
sguardo possono abbracciare tutti i vari piani, pagano
prezzi fissi, possono cambiare gli articoli.
Passages: palazzi, corridoi che non hanno una facciata
esterna. Come i sogni.”
Lo spazio
Nella nostra ricerca lo spazio assume sempre un’importanza
decisiva. In questo lavoro abbiamo sperimentato un’esperienza
di confine. Le forme d’arte nella loro pubblica
presentazione sono ormai vincolate a consuetudini ferree:
il cinema si fruisce in una sala buia comodamente seduti
in poltroncine. Una mostra d’arte va fruita in piedi,
si può chiacchierare, il tempo di visione non è
dato, a teatro la scena è quasi sempre frontale,
il pubblico quasi sempre più o meno seduto, si
assiste allo spettacolo in religioso silenzio.
Passages vuole sperimentare una fruizione per il pubblico
contaminata, violata: il pubblico è in piedi, può
parlare liberamente, intorno al pubblico accadono eventi
filmici, artistici, performativi. Il pubblico sceglie
cosa vedere, come comportarsi, quando uscire.
Lavoro in progresso
La ricerca sui Passages costituisce l’evoluzione
di un lavoro che prevede otto versioni successive seguendo
le linee tematiche evidenziate da Benjamin. Questa versione
prevede l’inserimento nella macchina scenica di
altri due performer (la versione precedente ne aveva appunto
due) e la declinazione della linea tematica legata al
concetto di specchio. La struttura scenica avrà
così ancora più in evidenza un’atmosfera
da luna park, grazie alla presenza di microcamere nascoste
su performer mescolati al pubblico. Seguirà un
importante lavoro sul testo, che, nella precedente versione,
era riassunto attraverso la presenza di didascalie. Il
testo in questo caso verrà scomposto e ricomposto
utilizzando diversi media. Altra importante variazione
è la presenza all’interno dello spazio scenico
di un bar/bistrot funzionante che permetterà agli
spettatori di rifocillarsi e riprendersi dalle fatiche
eidetiche.
Regia: Fabrizio Galatea
Immagini: Marco Duretti, Marco Fantozzi e Fabrizio Bonaga,
Musiche: Mario Actis,
Fotografie: Elena Brogliatto.
Con: Claudia Appiano, Stefania Manca, Cristina Schembari,
Silvia Torresin e Lucio Viglierchio.
Costumi: Silvia Torresin
Trucco: Stefania Burdino |
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