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TEATRO STABILE DI STRADA®
Rassegna stampa
Martedì 11 settembre 2007 viene trasmessa un’intervista radiofonica a Marco
Gobetti durante la trasmissione “Cercando Amleto” della Radio Televisione
Svizzera Italiana: la puntata di “Cercando Amleto” dell’11 settembre è dedicata
al Teatro stabile di strada® e si intitola “Una mobile stanzialità”.
“Cercando Amleto
Una mobile stanzialità
Rete Due - martedì 11 settembre 2007, ore 11:00
a cura di Sabrina Faller
Sembra una contraddizione in termini, invece il Teatro Stabile di Strada di
Marco Gobetti è una realtà, un modo di ripensare radicalmente il teatro.
Via le scene, le luci, i costumi. Restano l’attore e il testo. Il palcoscenico è
la strada, gli spettatori i passanti che decidono di fermarsi, gli attori vivono
dei soldi ricavati a cappello. I testi sono quelli presentati dagli stessi
attori nei teatri ufficiali. Un progetto audace, difficile, affascinante”.
Dal sito web della RTSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) - Settembre
2007 -
Collegamenti alle pagine pubblicate dall'Assessorato alla
Produzione Culturale del Comune di Venezia, in occasione della recente settima
stanzialità lagunare:
http://www.culturaspettacolovenezia.it/index.php?iddoc=8340&tpl=schedarivista (intervista)
http://www.culturaspettacolovenezia.it/index.php?iddoc=8306 (presentazione
evento)
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Articoli recenti
STABILE Sì, MA
IN STRADA
di Monica Bonetto
su Torinosette - supplemento
settimanale de La Stampa
(n° 933 - dal 22 al 28 giugno 2007)
E' uno strano esperimento in controcorrente. Semplice ed efficace nella sua
realizzazione, coraggioso, animato da passione, agito con professionalità e
cura. E' il Teatro Stabile di Strada. L'ha inventato Marco Gobetti, attore
torinese di solida formazione ed esperienza, che la scorsa estate ha deciso di
portare un monologo, "Voglio un pappagallo - Matthew Smith: il p(r)ezzo della
vita di un uomo" fuori dalle sale teatrali e dai luoghi consacrati per la scena.
Per una quindicina di giorni, nel luglio del 2006, Gobetti arrivava con il suo
carretto carico di cuscini e pochi oggetti per la scena e si sistemava in
piazza San Giovanni di fianco al Duomo. Sistemava i cuscini a terra per il
pubblico, posizionava luci a gas, una sedia per sé, accoglieva il pubblico che
si avvicinava incuriosito e cominciava lo spettacolo. Al termine, un cappello
per le offerte e un libro su cui, chi voleva, poteva scrivere pensieri e
annotazioni riguardo a ciò che aveva appena visto. Il passaparola aveva
funzionato quasi subito e il pubblico, avvertito od occasionale, non è mai
mancato. Dopo si sono avvicendate altre stanzialità: a Chieri, a Macerata, ad
Alba. Ora, la quinta stanzialità è di nuovo a Torino, nel posto dello scorso
anno, con il medesimo, gustoso, avvincente monologo. Dal 22 al 28 giugno alle
21.30. Poi, dal 30 giugno al 2 luglio, sempre alle 21.30, in via Accademia delle
Scienze, di fronte a Palazzo Carignano. Da non perdere.
* * *
(…) nel Teatro Stabile di Strada® di Marco Gobetti, l'ossimoro
fra stabilità del teatro e instabilità del luogo ricrea lo spazio per un
serissimo, e brevettato, percorso di riappropriazione di un ruolo e di un tempo
teatrale che si incarna nell'esperienza di un singolo attore su strada e non di
strada. (…)
Roberto Ranieri su Eventi Magazine, La rivista online di
cultura, arti e spettacolo del Servizio Eventi del Comune di Venezia -
Luglio 2007 |
Il primo articolo apparso
E COSì IL TEATRO DI STRADA DIVENTA "STABILE"
di
Tiziana Platzer
su Torinosette - supplemento
settimanale de La Stampa
(n° 887 - dal 30 giugno al 6 luglio 2006)
Un'idea che sembra così
semplice da far impallidire la scoperta dell'acqua calda, e al tempo stesso così
interessante, centrata su propositi reali di attenzione culturale e passione
teatrale da non potere passare inosservata. L'inizio è di quelli comuni,
invio di una e-mail con la presentazione di un progetto, perché il fatto che la
notizia circoli è parte essenziale: al
pubblico, ai Comuni del Piemonte, agli organi di informazione la compagnia "Il
Barrito degli Angeli-Marco Gobetti" fa sapere che nasce il "Teatro Stabile di
Strada".
Un marchio registrato, e questo sarà probabilmente l'unico atto ufficiale di una
forma nuova di contaminazione del sistema teatrale, un'avventura che non va
tradotta come ennesima esperienza di "teatro di strada", bensì di "teatro per la
strada". Ecco l'originalità, la ricerca di stanzialità generata dal nomadismo
artistico, perché Marco Gobetti, attore che vive facendo il suo mestiere sui
palcoscenici italiani con una compagnia di Ascoli e non solo, ha avuto voglia di
immaginare una condizione diversa, anche politica, di vivere il teatro: offrire
lo spettacolo alle città, chiedere ospitalità se la piazza è distante da Torino,
e in qualunque modo essere "stabile" fin dove il ricavato economico a cappello
lo permette.
"Un teatro artigianale, semplificato" spiega, "che evita i meccanismi della
distribuzione, i costi produttivi". La filosofia è anche più profonda, insegue
un teatro popolare con l'esigenza di recuperare il rapporto con il pubblico:
"Per strada lo spettatore si ferma oppure se ne va, può non offrire nulla o
molto, nella totale libertà".
Il Teatro Stabile di Gobetti viene varato con la prima stanzialità di 15 giorni,
da lunedì 3 al 17 luglio, in piazza san Giovanni, a fianco del Duomo, lì tutte
le sere alle 22 il pubblico potrà assistere allo spettacolo "Voglio un
pappagallo", monologo già rodato nei teatri torinesi ma che ben si adatta a una
rappresentazione per strada: a Torino, occupando uno spazio di due metri per due
e con uno spettacolo non superiore a un'ora non c'è necessità di permessi né
pagamento del suolo pubblico. Solo dopo queste prime due settimane la compagnia
deciderà il proseguimento della "tournèe", e intanto la bella stagione aiuta.
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Gli altri articoli
NOTIZIA SUL TEATRO STABILE DI STRADA
di Maura
Sesia
su
inScena – La rivista mensile dello spettacolo diretta da Nuccio Messina
(n° 7 – anno 2006 - pag. 26)
“Essere ascoltati: una conquista, non un presupposto,
tanto meno un diritto”. Lo asseriva Gian Renzo Morteo, docente, traduttore e
critico prematuramente scomparso, pensando agli attori, perno del teatro in
cui credeva, e alla loro relazione con gli spettatori. Un privilegio,
catturarne la fantasia. A questo principio si è ispirato Marco Gobetti del
Barrito degli Angeli, ideatore del primo Teatro Stabile di Strada.
Controcorrente ma senza aggressività, è un esclusiva mondiale con tanto di
copyright che è nata a Torino. Un progetto che prevede la stanzialità
all’aperto di uno spettacolo sul suolo pubblico, per tre o più giorni
consecutivi, con offerta libera a cappello. Referenti prioritari sono i
comuni, interpellati quali redivivi mecenati se scelgono di offrire
all’attore vitto e alloggio. Altrimenti, nel rispetto delle normative
vigenti, lo spettacolo continua, mantenendosi con gli incassi e cambiando
piazza quando il pubblico si esaurisce. Marco Gobetti vive del mestiere
d’attore, regolarmente scritturato; al contempo scrive testi o monologhi,
distribuiti negli abituali circuiti. Questi medesimi lavori fanno parte del
repertorio del Teatro Stabile di Strada, un’idea per avvicinare al
teatro tutti, a prescindere dall’età o dalla classe sociale, in assoluta
libertà di fruizione. Sono piéce che nulla hanno a che spartire con quanto
solitamente si vede en plein air. Il primo esperimento vincente si è
tenuto presso il duomo di Torino per quindici giorni: Marco Gobetti ha
recitato il suo Voglio un pappagallo – Matthew Smith: il p(r)ezzo della
vita di un uomo. Una storia surreale, con richiami alla tragica
attualità delle torri gemelle. La seconda stanzialità si è tenuta a Chieri,
la terza a Montelupone, nelle Marche, primo municipio a sposare appieno il
progetto, con vitto ed alloggio pagati all’artista che, in parallelo alla
sua routine professionale, continuerà a propugnare il Teatro Stabile di
Strada.
Innesca una ridente rivoluzione Marco Gobetti del Barrito degli Angeli, che
replica da oggi al 17 luglio, alle 22 in piazza San Giovanni 2, Voglio un
pappagallo. Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo. Libertaria è
la cornice, perché il monologo è parte attiva del primo consapevole progetto
mondiale di "Teatro stabile di strada": all'aperto, nello stesso luogo, alla
stessa ora, per più giorni, con eventuale compenso a cappello. La compagnia
opera nei circuiti commerciali esistenti e questo bel testo, surreale,
avvincente, popolare, è stato già presentato al chiuso; le prossime
rappresentazioni autogestite dimostrano l'urgenza di un teatro possibile anche
al di fuori di contesti protetti e finanziati. Il professionismo non passa solo
attraverso i contributi. Il "Teatro stabile di strada" resiste grazie alle
offerte libere e all'eventuale ospitalità dei Comuni, in un'ottica di
mecenatismo illuminato. Una stanzialità frazionata sul territorio, favorendo
l'incontro imprevedibile con il pubblico e rendendo lo spettacolo avvenimento e
non prodotto. Il lavoro è semplice, dura un'ora, ha un telo nero per fondale,
una sedia, una camicia e un attaccapanni, molti personaggi incarnati tutti
dall'autore ed interprete, Marco Gobetti, che dopo Torino stazionerà in altre
piazze. Info 339.4801713, www.ilbarrito.it [...]
Maura Sesia La Repubblica, 3 luglio 2006
Ha
debuttato ieri - ma lo ritroverete ogni sera, alle 22 fino al 17 luglio in
piazza san Giovanni (di fianco al Duomo) - lo spettacolo Voglio un pappagallo
- Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo presentato dalla
compagnia "Il Barrito degli Angeli-Marco Gobetti" nell'ambito del progetto
"Teatro Stabile di Strada®". E' originale e inedita, la formula utilizzata da
"Teatro Stabile di Strada®": si fonda su una "stanzialità frazionata". In altre
parole, la compagnia dà appuntamento sempre sulla strada, nello stesso luogo,
alla stessa ora per più giorni, riuscendo da un lato a creare una sorta di
instabile teatro stabile, dall'altro ad aggirare quei meccanismi e quelle
strutture che limitano l'esercizio dell'attività dell'attore e la partecipazione
del pubblico agli spettacoli. P.zza San Giovanni, di fianco al Duomo, fino al
17/07, alle 22, offerta libera.
S. Schiva City, 4 luglio 2006
Nasce ufficialmente a Torino il primo Teatro Stabile di Strada, con tanto di
marchio registrato. Lo ha inventato l' attore Marco Gobetti del gruppo Il
Barrito degli Angeli.
E' un modo originale per contrapporsi ai circuiti spesso chiusi del teatro
tradizionale, affermando la propria voglia di fare teatro. Nonostante il
concetto della stanzialità per un arte mobile per eccellenza possa sembrare
contraddittorio, qui regole precise avallano la sincerità del nome.
La stabilità consiste nello stesso luogo, stessa ora, per più giorni
consecutivi. Non c'é biglietto d'ingresso, solo offerte libere a cappello.Prima
apparizione dal 3 al 17 luglio: tutte le sere alle 22 presso il numero civico 2
di Piazza San Giovanni sarà replicato il monologo "Voglio un pappagallo: il
prezzo della vita di un uomo".
E' un testo di prosa che dura un'ora, surreale vicenda di una fuga alla ricerca
delle proprie radici: ha un'impianto scenico ovviamente semplice, telo nero sul
fondale, due luci, un attaccapanni ed una sedia. E' però un racconto avvincente
e ben recitato: Marco Gobetti lo ha già presentato in spazi teatrali come
l'Officina Caos alle Vallette.
Questo progetto andrà in tournée, se altri comuni vorranno ospitarlo, in
un'ottica di antico mecenatismo, offrendo all'interprete vitto e alloggio o solo
alloggio. L' attore continuerà a replicare fino a quando gli introiti gli
consentiranno di sopravvivere, poi si sposterà in altre piazze.
www.teatro.org, 16 giugno 2006
In seguito al grande successo
recentemente ottenuto in piazza San Giovanni a Torino arriva anche a Chieri il
teatro stabile di strada di Marco Gobetti.
Il suo spettacolo “Voglio un pappagallo - Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita
di un uomo” andrà in scena sabato, domenica e lunedì sul sagrato della chiesa di
san Giorgio alle 21.30.
L’evento sarà gratuito ma, come vuole la tradizione di questo tipo di
performance, chi vorrà potrà lasciare un’offerta a piacere nel cappello per
l’artista.
“Dopo le
esibizioni torinesi ho scelto di recitare qui per confrontarmi con una realtà
diversa, in uno scenario ricco di chiese di grande valore architettonico -
spiega l’attore, che recita anche
nella compagnia Il Barrito degli Angeli -.
La stessa chiesa di San Giorgio, che sorge su una rocca nel bel mezzo della
città, è un particolare caratteristico che, accompagnato da uno spettacolo
teatrale fuori dagli schemi, può fare conoscere una nuova Chieri anche agli
abitanti”.
Per quanto riguarda la
rappresentazione, si tratta di un monologo che racconta la storia e l’avventura
di un uomo, assumendo tratti noir, rosa ed elementi tipici del giallo e tiene in
serbo per il pubblico una rivelazione finale.
Da tempo presente sul palcoscenico, il regista ha voluto adattarlo,
semplificandone la scenografia e riducendo allo stretto indispensabile le
attrezzature in modo da azzerare i costi e per poterlo mettere in scena anche
in piazza.
La novità introdotta da questa modifica fa sì che vi sia una libertà totale da
parte della gente, che sceglie come mettersi in relazione con ciò che vede,
decide di andarsene quando vuole e soprattutto può partecipare attivamente. In
questo modo anche l’attore può modificare il copione, la trama o lo stile
seguendo la reazione del pubblico. Così, durante le tre serate si potrà guardare
lo stesso spettacolo arrangiato diversamente a seconda della situazione. Lo
scopo del teatro di strada è quello di creare un vero e proprio rapporto di
arricchimento reciproco tra chi recita e chi assiste, giungendo ad una forma di
messinscena popolare che Gobetti considera un’apertura totale, una circolazione
di energie o più semplicemente un’avventura.
“Amo definire povero
il mio teatro, capace di essere poetico e di proporsi a misura d’uomo; spero che
la gente non veda le mie esibizioni come dei prodotti da consumare ma come
delle importanti occasioni di divertimento, per essere parte integrante di ciò
che hanno davanti ai loro occhi”.
Corriere di Chieri,
28 luglio 2006
“Insostituibile alternativa per chi vuole andare a teatro
ed ha dei bimbi piccoli”, oppure “Siamo arrivate in ritardo ma ci è piaciuto!
Grazie per il caffè che ci stai facendo”. Lo scrivono gli spettatori su un
quaderno appoggiato ad una sedia a poca distanza dallo spazio scenico, qualche
metro di selciato limitato da cuscini, ma la gente si siede volentieri per
terra. Di fronte, illuminato da tre lampade a gas che ondeggiano per
l'incipiente temporale, c'è l'autore ed attore Marco Gobetti, che ha inventato,
primo al mondo, il «Teatro Stabile di Strada». Recita un suo pezzo che non ha
nessuna affinità con il concetto usuale di teatro di strada, è un assolo
surreale, un saltabeccare tra fittizi ricordi; alla fine, tra le parole, si
scorgono le ombre delle torri gemelle. «Il replay lo riportava su! Non c'è
dignità!». Dopo, Marco offre il caffè a chi lo vuole, chiacchiera; il pubblico
si ferma e lo ricompensa, «a cappello», cioè con un'offerta libera deposta nel
copricapo rovesciato. Una sera uno spettatore coraggioso lo ha addirittura
riparato dalla pioggia, consentendogli di terminare la pièce.
E’ protetto da copyright, ma è l'unico
aspetto ufficiale di una geniale avventura, alla seconda «stanzialità» da oggi a
lunedì (ore 21.30) in piazza
San Giorgio a Chieri. Marco
Gobetti, della compagnia Barrito degli Angeli, replica il monologo
Voglio un pappagallo
- Matthew Smith: il p(r)ezzo della vita di un uomo. Una pacifica
rivoluzione nello stantio mondo del teatro. Deriva dall'esigenza di un teatrante
che vuole raggiungere un pubblico più vasto possibile, diverso per estrazione
sociale ed età, libero di partecipare. «Obiettivi impossibili da raggiungere
grazie alla sola distribuzione consueta», spiega. Allora, con un carretto che
porta l’esangue scenografia, rivolgendosi ai comuni ai quali chiede, nello
spirito del progetto e in un’ottica di mecenatismo illuminato, vitto e alloggio
(chiede, non pretende), Marco è partito, ha recitato per due settimane accanto
al Duomo di Torino, anche durante i Mondiali, incontrando sempre qualcuno
curioso di sentirlo. “Alla base – spiega – c’è la motivazione artistica di
accrescere la mia esperienza, potenziando lo scambio di energie, recuperando
l’antica figura dell’attore costretto a lavorare sempre per nuovi interlocutori.
Il pubblico della strada è in sommo grado partecipe, può permettersi di
guardarti negli occhi, tu non sei protetto dal palco o dai fari: volevo anche
provare il mio coraggio”.
Marco Gobetti non millanta, è un professionista (sarà all'Out-Off di Milano in
autunno con un altro monologo), recita attualmente con la compagnia Leart'
diretta da Leo Muscato (in Nati sotto contraria stella). Il «Teatro Stabile
di Strada» l'ha creato anche in omaggio ad un rimpianto
maìtre a penser,
traduttore e docente, Gian Renzo
Morteo, che credeva in un teatro incentrato sull'attore e scriveva: «Essere
ascoltati: una conquista, non un presupposto, tanto meno un diritto». Il «Teatro
Stabile di Strada» sarà a settembre ad Asti e Alba, per sperimentare città di
varia dimensione. Il primo municipio a sposare in toto il progetto è Montelupone,
in provincia di Macerata, dove
Voglio un pappagallo
sarà rappresentato a fine agosto, con vitto ed alloggio garantiti
dall'ente. Lo «Stabile di Strada» ha anche il merito di smontare un pregiudizio:
non è sempre vero che il teatro costa, c'è un'offerta ampia per tutte le tasche,
serve solo il desiderio di scoprirla. Perché il copyright? «Mi sembrava un salto
nel vuoto e mi premeva ratificarne la nascita con un marchio, anche per
confortarmi. Mi sono accorto poi che, grazie soprattutto alla stampa e ai mezzi
telematici, non ero solo». Anzi.
Marco Gobetti e il suo pappagallo sono anche su internet: www. ilbarrito. it/vogliounpappagallo.htm
Maura Sesia
La Repubblica,
29 luglio 2006
Intervista di Daniela Arcudi a Marco Gobetti:
http://www.winniekrapp.it/klp/gobetti.htm
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